Secondo quanto riportato nel documento depositato da Meta alla SEC, l'autorità di controllo dei mercati finanziari statunitensi, un tribunale del New Mexico ha emesso il 21 ottobre un'ordinanza che fissa una sanzione civile di 25 miliardi di dollari a carico dell'azienda, con interessi post sentenza al 15 per cento. Il giudice ha rinviato a un momento successivo la decisione su eventuali misure ingiuntive, in attesa di ulteriori memorie delle parti.
Da dove nasce la causa
La vicenda arriva dopo un verdetto di una giuria dello scorso settembre, che aveva riconosciuto Meta responsabile di oltre 43 milioni di violazioni della legge statale sulle pratiche commerciali sleali. Il procedimento, promosso dal procuratore generale del New Mexico, riguardava dichiarazioni ritenute false o ingannevoli sul modo in cui l'azienda gestiva i dati personali degli utenti, con riferimenti al caso Cambridge Analytica. La richiesta iniziale dello Stato era molto più alta, fino a 40 miliardi di dollari, a fronte di un massimo teorico previsto dalla norma vicino ai 219 miliardi.
La posizione di Meta
Nel documento alla SEC, Meta dichiara di aver già accantonato una somma per questa vertenza e di avere intenzione di presentare appello contro la decisione. Non è quindi detto che la cifra finale resti quella fissata ora, perché il procedimento d'appello potrebbe modificarla in entrambe le direzioni.
Per chi usa ogni giorno Facebook e Instagram, vicende come questa sono un'occasione per rivedere le impostazioni sulla privacy del proprio account: nella sezione dedicata di ciascuna app si può controllare quali dati vengono condivisi con terze parti e quali permessi sono stati concessi nel tempo, spesso senza più ricordarsene.