Il 23 ottobre entra in vigore il decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, pubblicato in Gazzetta Ufficiale (Serie Generale n. 234 dell'8 ottobre). Il testo, 54 articoli, completa il recepimento italiano del regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, il cosiddetto AI Act, dopo la legge 132/2025 che ne aveva fissato i principi generali.
Chi controlla cosa
Il decreto affida compiti precisi a più autorità. L'AgID diventa l'autorità di notifica, incaricata di valutare e controllare gli organismi che certificano la conformità dei sistemi di IA. L'Agenzia per la cybersicurezza nazionale si occupa della vigilanza sul mercato e fa da punto di contatto unico con l'Unione Europea, oltre a gestire il registro dei sistemi ad alto rischio nelle infrastrutture critiche. Banca d'Italia, Consob e Ivass vigilano invece sui sistemi di IA usati rispettivamente nel settore bancario, nei servizi finanziari e nelle assicurazioni, con poteri ispettivi propri. Il Garante per la protezione dei dati personali interviene nei limiti già previsti dal regolamento europeo.
Le sanzioni e la tutela sul lavoro
Le multe più pesanti, fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato mondiale se superiore, riguardano le pratiche di intelligenza artificiale vietate dal regolamento europeo. Per gli obblighi a carico di fornitori, importatori e distributori si arriva fino a 15 milioni o al 3% del fatturato, con soglie più basse per altre violazioni minori. Un punto che riguarda direttamente i lavoratori è l'articolo 41: le decisioni finali su assunzioni, trasferimenti o licenziamenti non possono basarsi solo su un trattamento automatizzato, serve sempre una persona con potere decisionale autonomo, e le decisioni prese in violazione di questa regola sono nulle.
Per chi usa già strumenti di intelligenza artificiale nella propria attività, anche in piccole imprese, vale la pena informarsi su quali di questi obblighi riguardano effettivamente il proprio settore prima che la norma diventi operativa.