Il 4 agosto Bouygues Telecom, terzo operatore mobile francese, ha scoperto un accesso non autorizzato ai propri sistemi. Due giorni dopo l'azienda ha dichiarato che i dati di 6,4 milioni di clienti erano stati sottratti. Secondo le ricostruzioni di SecurityWeek e Infosecurity Magazine, tra le informazioni rubate ci sono recapiti, dati contrattuali, informazioni anagrafiche e, per molti clienti, il codice IBAN. L'operatore precisa che password e dati delle carte di pagamento non sono stati coinvolti.
Perché l'IBAN conta
Un IBAN da solo non permette di prelevare denaro dal conto. Il rischio è più sottile: con nome, telefono, indirizzo e IBAN un truffatore può costruire messaggi molto credibili, spacciandosi per la banca o per l'operatore, e convincere la vittima a comunicare un codice o a cliccare un link. Per questo Bouygues invita i clienti a diffidare di messaggi e telefonate sospette nelle settimane successive.
Cosa fare se sei coinvolto in una violazione simile
Non rispondere a messaggi che ti chiedono di verificare il conto e non cliccare i link ricevuti: se hai un dubbio, apri l'app ufficiale o chiama il numero scritto sul sito. Controlla ogni tanto gli addebiti sul conto, in particolare quelli diretti, e contesta subito quelli che non riconosci. Cambia le password del servizio interessato anche se non sono state rubate, e usa password diverse per ogni account.
Un problema che non riguarda solo i grandi
Non è un caso isolato: nel 2026 anche Orange ha segnalato un attacco a un sistema interno, e i rapporti sul ransomware parlano di livelli record. Le aziende conservano moltissimi dati e non sempre riescono a proteggerli, quindi conviene ridurre il danno da parte nostra, dando i propri dati solo quando servono davvero e attivando la verifica in due passaggi dove è disponibile.
Se ricevi un messaggio che ti sembra strano e non sai se fidarti, portalo pure in negozio: guardiamo insieme se è un tentativo di truffa.