Google ha annunciato il lancio, nei prossimi giorni, del primo satellite prototipo del progetto Suncatcher, un'iniziativa di ricerca che punta a capire se l'infrastruttura di calcolo per l'intelligenza artificiale possa funzionare anche in orbita. Il lancio è previsto come parte della missione Transporter-18 di SpaceX, realizzata in collaborazione con l'azienda di satelliti Planet.
Cosa verrà testato
A bordo ci saranno le TPU Trillium, i processori che Google usa per addestrare ed eseguire i propri modelli di intelligenza artificiale nei data center terrestri. L'obiettivo è capire come questi chip reggano le sollecitazioni del lancio e le condizioni estreme dell'orbita bassa, tra radiazioni e sbalzi di temperatura: dati che serviranno a valutare se costruire veri data center spaziali sia davvero fattibile.
Il progetto a lungo termine
Google immagina cluster di satelliti disposti in formazioni di circa un chilometro, ciascuno dotato di decine di TPU, capaci di distribuire il carico di calcolo tra più piattaforme orbitali. Una fase successiva di test, prevista per il 2027, porterà in orbita altri due satelliti per verificare i collegamenti laser ad alta banda che in futuro collegherebbero i cluster tra loro. L'idea di fondo è che i pannelli solari in orbita possano fornire energia più costante rispetto agli impianti a terra, un aspetto che pesa sempre di più visto quanto consumano i data center per l'IA.
Perché interessa anche fuori dal settore spaziale
Al di là della fattibilità tecnica, il progetto segnala quanto la corsa alle risorse di calcolo per l'intelligenza artificiale stia spingendo le aziende a cercare soluzioni non convenzionali. Per chi acquista hardware, dal computer di casa alle memorie per i server, la stessa domanda di componenti ad alte prestazioni è uno dei fattori dietro i rincari di RAM e SSD di questi mesi: la corsa allo spazio e il prezzo di un banco di RAM sono, indirettamente, la stessa storia.