Il 25 settembre la Commissione europea ha avviato una procedura d'infrazione contro l'Italia e altri 17 Stati membri per il mancato recepimento, entro la scadenza del 31 luglio, della direttiva UE 2024/1799 sul diritto alla riparazione. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, il ministero italiano delle Imprese e del Made in Italy ha replicato sostenendo che il recepimento sarebbe stato completato il 16 settembre, e che il ritardo nella notifica a Bruxelles sarebbe una semplice discrepanza formale nei tempi. Gli Stati coinvolti hanno ora due mesi per rispondere e mettersi in regola prima di eventuali passaggi successivi della procedura.
Cosa prevede la direttiva
Il testo europeo obbliga i produttori a offrire la riparazione, su richiesta del cliente, anche dopo la scadenza della garanzia legale di due anni, quando il prodotto è tecnicamente riparabile. Per molte categorie di dispositivi, smartphone compresi, i pezzi di ricambio dovranno restare disponibili per diversi anni dalla fine della vendita del modello, e chi scegliesse la riparazione durante la garanzia legale otterrebbe un'estensione di 12 mesi della garanzia stessa a partire dalla data dell'intervento. È previsto inoltre, entro il 2027, l'avvio di una piattaforma europea gratuita per aiutare i consumatori a trovare riparatori e centri assistenza.
Cosa significa per chi ha già un dispositivo da riparare
Al di là della disputa sui tempi di recepimento, la direzione presa dalla normativa europea è chiara: riparare un dispositivo, invece di sostituirlo, diventa un diritto tutelato e non più una scelta di ripiego. In attesa che le nuove regole entrino davvero in vigore in Italia, chi ha oggi uno smartphone o un computer con un guasto non deve aspettare la norma per valutare la riparazione: nella maggior parte dei casi costa meno di un dispositivo nuovo e permette di continuare a usare dati, app e abitudini già configurate, senza il fastidio di un trasferimento completo su un apparecchio diverso.